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Il ponte sull’Angitola custode dell’epopea industriale delle Serre

Il ponte sull’Angitola custode dell’epopea industriale delle Serre

di Roberto De Santo

Definito un gioiello d’ingegneria rimane ancora lì come prova dell’ingegno tecnologico del tempo ma soprattutto dell’importanza strategica che la zona rivestiva. Un vero e proprio distretto industriale d’eccellenza, fiore all’occhiello del Regno borbonico. Il ponte sull’Angitola rimane uno degli esempi più importanti del sistema infrastrutturale ottocentesco presente in Calabria. Per la portata monumentale quell’opera costituisce anche un modello vincente di un’epopea terminata bruscamente dopo l’Italia post unitaria.

La volontà di Ferdinando II

Il ponte si trova nel territorio dei comuni di Francavilla Angitola e Pizzo Calabro lungo quella che costituiva la via Regia delle Calabrie. Un’opera voluta personalmente da re Ferdinando II di Borbone passato alla storia per la sua politica tesa ad avviare importanti innovazioni in campo tecnologico nel Regno delle Due Sicilie. A lui si deve la costruzione della ferrovia Napoli-Portici, prima in Italia, ed il potenziamento di alcuni impianti industriali tra cui appunto il polo siderurgico tra Serra San Bruno e Mongiana a cui la realizzazione del ponte era destinato.

Il polo d’eccellenza del Regno delle Due Sicilie

Fu Ferdinando II, infatti, che volle la costruzione di una strada che collegasse Mongiana al porto di Pizzo. A Mongiana c’era il cuore pulsante del polo industriale dell’epoca. Qui almeno fin dal XVIII secolo si producevano manufatti in ferro e fu anche Fabbrica d’armi. Vi lavoravano 1.500 operai ed era considerata un’eccellenza internazionale. Da qui venivano prodotti anche i famosi fucili da fanteria che costituivano il fiore all’occhiello dell’esercito borbonico e che devono il nome proprio al centro industriale nel cuore delle Serre vibonesi: modello “Mongiana”.

Le tecniche d’avanguardia per realizzare il Ponte

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Per questo era strategico realizzare il sistema di collegamento – di cui il ponte sull’Angitola costituiva un nodo importante – più moderno ed agevole per raggiungere il sito industriale. Così Federico II incaricò l’ingegner Giuseppe Palmieri di progettare e sovraintendere alla costruzione dell’opera. Doveva sostituire rendendo più moderno l’antico ponte murattiano qui presente. Nel 1841 il progetto di Palmieri fu approvato ed appaltata per circa 46mila ducati. I lavori furono avviati nel 1845 ed in appena 5 anni il ponte fu completato. Stando ai testi dell’epoca, costò complessivamente 52mila ducati. Era un gioiello ingegneristico dell’epoca. Il ponte era costituito da 9 arcate di circa 12 metri su pile alte dai 5 ai 10 metri.
Ma soprattutto per la prima volta era stata utilizzata una tecnica di costruzione unica: la malta era a presa rapida e si solidificava in acqua. Un esempio delle capacità ingegneristica del Regno delle Due Sicilie che è possibile riscontrare tutt’oggi percorrendo questo tratto di strada che conduce a Pizzo. Il ponte, dismesso dall’entrata in funzione nel 2004 del nuovo, meriterebbe però maggiore valorizzazione proprio per l’alto valore storico che conserva. (foto di copertina: Antonio Aricò)

info@meravigliedicalabria.it

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