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Cinema e piccoli borghi, la Calabria premiata a Roma

Cinema e piccoli borghi, la Calabria premiata a Roma

Sempre più presente nelle scelte delle produzioni italiane, la Calabria è territorio ideale per la realizzazione di film e documentari, grazie alla varietà e bellezza dei suoi borghi, alla riconoscibilità degli spazi architettonici e al coinvolgimento delle comunità locali. La terza edizione del festival Borghi sul Set – Borghi storici in celluloide, organizzata dal Cinecircolo Romano e ideata da Daniela Cipollaro con la direzione artistica di Catello Masullo e Rossella Pozza, si è tenuta al Cinema Caravaggio di Roma e ha assegnato tre importanti riconoscimenti legati alla regione: il titolo di Borgo più cinematografico d’Italia a Roseto Capo Spulico, la menzione speciale al docufilm Un’altra idea di stare e il premio come miglior lungometraggio a Il mio posto è qui.

Roseto Capo Spulico è stato premiato come Borgo più cinematografico d’Italia ex aequo con Santo Stefano di Sessanio, Casperia e Rocca Priora. Il premio è stato ritirato dalla vicesindaca, Sabrina Franco. Gli altri borghi sono stati selezionati per i cortometraggi: Ch la recchia di Diego Monfredini, girato a Santo Stefano di Sessanio; Shadowland di Claudio Alfredo Alfonsi, girato a Casperia; Il più bel secolo della mia vita di Alessandro Bardani e Àmati di Marco Migliozzi, girati a Rocca Priora.

Un’altra idea di stare, girato a Roseto Capo Spulico e prodotto dall’Associazione Borghi Autentici d’Italia con la regia di Fabio Fasulo, è il risultato finale di una progettualità realizzata anche nei borghi di Canna, Casali del Manco, Gizzeria, Laino Castello, Melissa, Miglierina, San Lorenzo Bellizzi e Serrastretta, nell’ambito del Progetto di Valorizzazione dei Borghi della Regione Calabria. Il documentario racconta, attraverso alcune storie personali, il rapporto attivo con i luoghi da parte di chi ha scelto di restare o tornare, proponendo una visione reale e quotidiana della vita nei piccoli comuni. La presidente dell’Associazione Rosanna Mazzia ha ritirato la targa con la menzione speciale che parla di “Un grande inno alla cosiddetta ‘restanza’: l’atteggiamento di chi, nonostante le difficoltà e sulla spinta del desiderio, resta oppure torna nella propria terra d’origine, con intenti propositivi e iniziative di rinnovamento. Attraverso testimonianze significative ed esemplari il film declina diversi modi di (re)stare e ci fa capire che non solo è possibile, ma può diventare desiderabile e straordinariamente efficace per conseguire un’alta qualità della vita.”

Il lungometraggio Il mio posto è qui, scritto e diretto da Cristiano Bortone e Daniela Porto e tratto dal romanzo omonimo pubblicato da Sperling & Kupfer, è ambientato nella Calabria del secondo dopoguerra e racconta l’amicizia tra Marta, ragazza madre, e Lorenzo, uomo omosessuale che lavora come organizzatore di matrimoni nel paese. Le riprese si sono svolte tra Gerace e parte della Locride, la Puglia, con location suggestive che raccontano un’Italia dimenticata. Il film è stato prodotto con il sostegno della Fondazione Calabria Film Commission, Apulia Film Commission e della Regione Lazio.

Ha ricevuto il premio come miglior lungometraggio, ritirato dalla costumista Cristiana Ricceri e dal direttore della fotografia Emilio Costa. Nella motivazione si legge di “Un ritratto accurato, vivido e rispettoso della provincia calabrese agli inizi degli anni ’40, con personaggi disegnati a cesello che ne rappresentano con efficacia e credibilità le caratteristiche sociali, culturali ed antropologiche. Una regia precisa e palpitante ci porta in una storia che è un inno alla emancipazione femminile e alla libertà di essere sé stessi, con un irresistibile lirismo delle emozioni. Di nota le belle invenzioni cinematografiche immaginative per dare maggiore concretezza di immagine a certi dialoghi. Straordinaria l’interpretazione di Ludovica Martino, già rivelatasi al Giffoni Film Festival nel 2020. Ma non si deve dimenticare l’altro formidabile co-protagonista, Marco Leonardi, a sua volta simbolo di una parallela storia di riscatto e di affermazione del diritto a vivere la propria diversità, in un contesto e in un’epoca in cui veniva vista con profondo stigma sociale e grave pregiudizio. È lui, con il suo coraggio e la sua fiera determinazione, a restare nel suo paese natale nonostante tutto, e a dare il titolo al film.”

Il riconoscimento assegnato alle opere calabresi nella terza edizione di Borghi sul Set conferma l’impostazione culturale del festival, costruito sulla volontà di valorizzare i centri storici italiani non solo come luoghi di impatto visivo, ma come spazi attivi, attraversati da relazioni, abitati da comunità che partecipano alla costruzione dei progetti e in grado di accogliere produzioni cinematografiche senza dover ricorrere a operazioni di adattamento o ricostruzione artificiale. La decisione di premiare film e documentari girati nei borghi corrisponde a un’idea precisa di cinema legata al territorio, in cui la qualità delle location, la coerenza tra ambienti e racconto, e la capacità dei luoghi di generare senso diventano parte integrante del processo creativo.

Il festival si muove però anche all’interno di un disegno più ampio in cui la promozione dell’audiovisivo viaggia con l’intenzione di rendere visibili aree marginalizzate, mettendo in circolo energie locali e creando occasioni di riconoscimento per chi lavora nei piccoli centri e nei territori interni. I borghi sono così parte viva della narrazione, indirizzano, guidano le scelte dei registi, “partecipano” in modo sostanziale alla costruzione dei personaggi, delle dinamiche sociali e delle atmosfere. Borghi sul Set dà spazio alle opere che mettono in atto questo tipo di relazione, riconoscendo nella combinazione tra linguaggio cinematografico, memoria dei luoghi, saperi locali e forme di lavoro, una possibile direzione per lo sviluppo culturale e professionale legato al cinema dei territori.

di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)

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